Federalismo: solo propaganda o giusta riforma?
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TAV: il sì al binario giusto
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4 sì ai referendum
Amministrative del 15 e 16 maggio.
Il 15 e 16 maggio una parte consistente di italiani sarà chiamata alle urne.
Io mi auguro “invece” che gli italiani verranno richiamati dalle urne, dal desiderio di votare, dalla volontà di partecipare alla scelta dei propri rappresentanti e conseguenti progetti per questo o quel comune, per questa o quella provincia.
Mi concentro sulla competizione elettorale nel Veneto con qualche accenno a quella che sta investendo la provincia di Treviso.
Evidenzio alcuni elementi di criticità.
Il primo riguarda la crescente volontà dei cittadini di astenersi dal voto perché oramai sfiduciati, nel peggiore dei casi schifati, dalla politica, dai politici e dai partiti. È un’onda certamente pericolosa che investe in maniera generalizzata e acritica tutto e tutti. L’antipolitica ed il qualunquismo sono fenomeni latenti, sempre pronti ad emergere in determinati periodi storici e condizioni. Ma la forza con la quale si stanno esprimendo in questo momento denota una grave crisi e carenza del sistema politico. Detto questo il dovere del Partito Democratico è segnalare con enfasi, chiarezza e determinazione la propria diversità rispetto alla vasta galassia partitica. Dobbiamo smarcarci da questa semplicistica omologazione che premia partiti populisti e centrifughi oppure l’astensionismo. I cittadini devono essere in grado di verificare e di comprendere la differenza esistente tra PD e le altre forze partitiche. Le argomentazioni e i programmi esistono come anche le personalità in grado di amplificarne il messaggio e valorizzarne la qualità. Noi siamo altro rispetto alla Lega Nord, rispetto al Popolo della Libertà. Noi ci riconosciamo in valori, ideali, modi di fare diametralmente opposti. Ma per non sentire il solito ritornello “siete tutti uguali” dobbiamo dire con incisività e chiarezza all’operaio come all’imprenditore, al pensionato come al precario, ai tanti cittadini imprigionati dalla tv come stanno davvero le cose, mostrare come i fatti siano lontanissimi dalle promesse, svelare i trucchi, le tante false parole spese per glorificare un governo che sta devastando il paese.
Il secondo aspetto inquietante è l’imbarbarimento della politica, la colorazione violenta di molti slogan, di molte scelte volte semplicemente a recepire il consenso nel breve periodo ma che spesso e volentieri amplificano i problemi che rimangono dunque senza soluzione. Qui in Veneto la forza mediatica della Lega veicolata da quella finanziaria (qualcuno dovrebbe quantificare la spesa elettorale sostenuta per la provincia di Treviso e chiederne la provenienza) la rendono soggetto asfissiante quasi opprimente. L’occupazione totalitaria di spazi fisici, l’atteggiamento dispotico nei confronti delle opposizioni e la vicinanza (solo a parole) al territorio tendono a rendere il messaggio leghista quasi un pensiero unico. Questi meccanismi si possono scardinare.
Penso che l’unica risposta ad una legittimazione leghista che si basa su caratteri razziali ed identitari, sia una legittimazione culturale. Dobbiamo pensare alla presentazione di un modello culturale vincente. Le pulsioni leghiste devono essere respinte grazie ad anticorpi culturali democratici. La cura per essere efficace deve però tener conto che gli slogan leghisti toccano questioni (per esempio l’immigrazione) che oltre a positività recano anche problematiche reali. Il PD ha perciò il compito impegnativo di legittimarsi perché portatore di culture, valori ed ideali agli antipodi rispetto a quelli leghisti. Democrazia, libertà, solidarietà, egualitarismo, il 27 gennaio, il 17 marzo, il 25 aprile, il 2 giugno per citarne solo alcuni, sono concetti valoriali sconosciuti ai leghisti ma che rendono unita e migliore la nostra società. Razza Piave (lista del candidato leghista Muraro) non è niente di tutto questo. Razza Piave riporta alla mente nefaste ideologie di un tempo che non deve più tornare, Razza Piave è una violenza ai valori del Veneto è uno sfregio alla memoria e alla storia dei veneti. Popolo che conobbe purtroppo tante discriminazioni ai tempi delle migrazioni, popolo da sempre accogliente e solidale che non vuole un ripetersi di questa dolorosa storia nei confronti di altri popoli.
Paroni a casa nostra vogliono farci credere…ma in maniera silenziosa e subdola ci stanno portando via tutto, scuola pubblica, sanità pubblica, per non parlare delle infrastrutture sono sempre più privatizzate, sempre meno a servizio dei cittadini, diritti considerati in passato inalienabili ma che ora stanno subendo una delegittimazione e un attacco virulento. L’incapacità della Lega Nord di amministrare è imbarazzante, non riesce ad andare oltre gli slogan. Esemplificativa in questo senso è la falsa mitizzazione del federalismo in salsa leghista, venduto come soluzione taumaturgica ai problemi italiani ma che in realtà causerà un aumento del tanto vituperato centralismo romano nonché della tassazione generale.
Tutti questi elementi negativi ci devono spingere a riscoprire la forza e la capacità di essere cittadini e non servi. Ora, come non mai, si sente la necessità di rivitalizzare una coscienza civica da troppo tempo sopita, smettendo quell’egoismo deleterio e lacerante così dannoso per la nostra società. Ritroviamo la speranza, la fiducia in un progetto politico che possa davvero riformare ed innovare questo paese ridiamo la dignità agli italiani e ristabiliamo il loro ruolo di protagonisti e non più spettatori nella costruzione del futuro.
Piano Assetto Territorio del Comune di Meolo
Dalla stampa apprendiamo che il Piano di Assetto del Territorio del Comune di Meolo, adottato dal Consiglio Comunale il 20 aprile 2009, è ancora bloccato perché non sarebbe stata raccolta con i tecnici tutta la documentazione necessaria per effettuare la VAS regionale.
“Abbiamo dovuto compiere un’opera incessante di controllo di tutti gli atti che erano stati inviati, lavoro durato fino a pochi mesi fa” affermerebbe il Sindaco.
Noi riteniamo che se dopo due anni dall’insediamento, questa Amministrazione non ha ancora concluso le procedure del PAT, ciò sia dovuto solo all’incapacità e alla superficialità con cui questa Amministrazione sta governando il comune.
Riteniamo che gli amministratori dovrebbero avere più rispetto, se non per chi ha amministrato prima di loro, almeno per il lavoro dei tecnici comunali e dei professionisti estensori del PAT che hanno abbondantemente dimostrato, in comuni vicini, di saper fare molto bene il loro lavoro.
Riteniamo inoltre che sia ora di smetterla con la propaganda a mezzo stampa e che sia il caso di passare ai fatti, perché chi paga le conseguenze dell’immobilità e dell’incapacità endemica della Giunta meolese, se non altro di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, è Meolo ed i meolesi.
Referendum 12-13 giugno
Accordo art. 6, L.R. 11/04, tra Amministrazione Comunale di Meolo e “Meolo 2000 Srl, Esmeraldas Sas, Vio Landino & C.”
Nella categoria: Amministrazione comunale, Attualità, Rsa
La destinazione a servizi dell’area ubicata tra l’ufficio postale di piazzale Donatori ed il parcheggio dei campi sportivi, è stata individuata con il primo P.R.G. di Meolo nei primi anni ottanta. Fin da subito i proprietari hanno contestato tale scelta avviando una serie di contenziosi, ricorsi al TAR, tentativi di accordo, ecc. che parevano finalmente arrivati a soluzione con l’accordo ex art. 6, L.R. 11/04 approvato dal Consiglio Comunale in data 20/04/2009.
L’accordo prevedeva il cambio di destinazione urbanistica, da effettuare entro 24 mesi, nell’ambito della stesura del PAT e successivo PI, delle seguenti aree:
1. Area di 28.500 mq (dietro le poste) da servizi (H) a residenziale (C2).
2. Area di c.a. 17.000 mq (via Castelletto) da agricola (E) a commerciale (D1).
3. Area di 5.000 mq dietro il supermercato Pellicano da agricola (E) a residenziale (C2).
4. Donazione al Comune di un’area di 17.000 mq, posta dietro il supermercato Pellicano, per la realizzazione della RSA.
L’area di cui al punto 4 rappresentava la contropartita perequativa delle modifiche di destinazione urbanistica summenzionate. Nel caso in cui entro 24 mesi dalla stipula dell’atto notarile, non fossero state realizzate le modifiche concordate, il comune si impegnava a pagare, al prezzo di 1.360.000 € (mq 17.000 x 80 €/mq) il terreno acquisito.
Con le elezioni del giugno 2009 l’amministrazione Comunale di Meolo diventava appannaggio del centrodestra che non ha ritenuto di portare avanti l’accordo non intendendo posizionare la RSA nell’area prescelte dalla precedente amministrazione.
L’accordo art. 6 veniva lasciato nel cassetto insieme all’area destinata ad RSA e dopo gli inutili tentativi di individuare altre aree idonee ( Bosco Belvedere, Marteggia, ecc.) che la Regione bocciava e visti i termini perentori per l’inizio dei lavori, la nuova amministrazione si vedeva costretta a realizzare la struttura nell’area del vecchio campo sportivo.
E l’accordo? Dopo quasi due anni di silenzio eccolo rispuntare, secondo la Giunta tale e quale, ma nella realtà, ben diverso. Il vecchio accordo prevedeva infatti che la destinazione urbanistica dei 17.000 mq fosse decisa dal Comune sulla base delle proprie necessità; dal verbale controfirmato dalle parti si rileva testualmente (art.8) “La parte privata riconosce la piena facoltà del Comune di utilizzare l’area oggetto di cessione ai sensi dell’art. 4 anche per finalità diverse dalla realizzazione della RSA, nonché di mutare la destinazione urbanistica dell’area rispetto a quanto previsto nel presente accordo, rinunciando fin d’ora ad ogni pretesa od eccezione al riguardo, ivi compresa l’eventuale retrocessione, totale o parziale della stessa.”
Il nuovo accordo, approvato dal Consiglio Comunale del 16 aprile 2011 senza la partecipazione al voto dei gruppi “Essere Meolo” e “Per Meolo” prevede testualmente (art. 6): “La parte privata riconosce la piena facoltà del Comune di utilizzare l’area oggetto di cessione ai sensi dell’art. 3 per qualsivoglia opera di interesse pubblico nonché e comunque di mutare la destinazione urbanistica dell’area rispetto a quanto previsto dal presente accordo, con esclusione della destinazione residenziale, rinunciando fin d’ora ad ogni pretesa od eccezione al riguardo, ivi compresa l’eventuale retrocessione, totale o parziale della stessa.”
E’ assolutamente evidente che il valore della perequazione, calcolato in 1.360.000 era riferito al valore di un’area con ampia potenzialità, sia per servizi ma anche per residenza (previa modifica della destinazione).
Ben diverso il valore dell’area senza la possibilità di utilizzo per fini residenziali, nemmeno per un intervento di edilizia residenziale pubblica. Da un calcolo sommario il valore risulta sicuramente inferiore alla metà essendo riferibile al solo valore di esproprio, valutabile in ca. 200/300.000 €; Ma in questo caso anche la superficie delle aree oggetto di cambio di destinazione urbanistica dovrebbe essere adeguato in funzione della % di perequazione stabilita dal PAT. E’ altresì evidente che tutta l’impostazione del nuovo accordo non sta in piedi, altrimenti il regalo fatto ai privati sarebbe veramente esorbitante rispetto ai benefici ottenuti.
La maggioranza ha motivato la scelta di riapprovare l’accordo art. 6 con la necessità di eliminare una presunta penale, di 1.360.000 € da pagare al privato se entro 24 mesi il comune non approvava PAT e PI.
Non è così perché, come abbiamo visto la cifra di 1.360.000 € era il corrispettivo da pagare nel caso in cui l’area di 17.000 mq, oggetto dello scambio, fosse stata a disposizione del comune entro i 30 gg previsti dalla sottoscrizione dell’atto notarile di donazione per realizzarvi la RSA, con 24 mesi di tempo per effettuare il cambio di destinazioni urbanistiche concordate per le aree oggetto dell’accordo. Poiché la donazione non è avvenuta e la RSA è in corso di realizzazione da un’altra parte è evidente che l’accordo deve essere aggiornato ma non per le motivazioni addotte dalla Giunta bensì per adeguarlo al rapporto perequativo fissato.
Riassumendo:
1. Nel nuovo accordo è previsto che i 17.000 mq verranno messi a disposizione del comune dopo l’adozione in consiglio comunale del I P. I., entro 30 gg. dall’esecutività della delibera. Il precedente accordo prevedeva che i 17.000 mq venissero messi a disposizione entro 30 gg. dalla firma dell’atto notarile, per la realizzazione della RSA. Solo nel caso in cui PAT e successivo PI non avessero recepito le nuove destinazioni il comune avrebbe dovuto pagare l’area al prezzo pattuito in 1.360.000 €.
2. Il tutto doveva avvenire entro due anni dalla data di stipula dell’accordo davanti al notaio e non dalla data di adozione del PAT come scritto nella delibera approvata il 16/4 al punto 1, pag. 5. Poiché il passaggio di proprietà non è mai avvenuto, nulla è dovuto e a nessun titolo.
3. Nella delibera approvata dal Consiglio manca il calcolo della perequazione. Visto che il valore di 1.360.000 € era riferito all’area con destinazione RSA, più o meno lo stesso valore delle aree edificabili da urbanizzare (80 €/mq), nel nuovo accordo la destinazione è genericamente a servizi, con l’esclusione della destinazione residenziale. E’ evidente che il valore dell’area è decisamente inferiore e pertanto il valore della perequazione va rivisto.
4. Mentre il precedente accordo individuava chiaramente le motivazioni del rilevante interesse pubblico, (richiamato dall’art. 6 LR 11/04) collegato alla realizzazione della RSA, il nuovo accordo non individua le motivazioni del rilevante pubblico interesse, il ritiro della causa, peraltro previsto anche nel vecchio accordo non garantisce tale condizione.
Si ritiene pertanto per le motivazioni suesposte che l’accordo art. 6, L.R. 11/04, approvato dal Consiglio Comunale del 16/04/2011, costituisca un grave danno per il Comune di Meolo e debba essere annullato prima che diventi esecutivo.
Gobbo Gianfranco






